Descrizione Manoscritto
In Italia il modello di scheda guida per la descrizione dei manoscritti è quella data nella “Guida a una descrizione dei manoscritti e al loro censimento” a cura di Viviana Jemolo e Mirella Morelli. Tale testo è stato la guida per la descrizione dei frammenti manoscritti studiati in questo lavoro. È importante segnalare che il testo di Jemolo e Morelli è usato tendenzialmente per codici manoscritti integri; perciò, quando i testi sono in gran parte completi, vengono catalogati e descritti con le indicazioni fornite dalla scheda di Jemolo e Morelli. Tuttavia, per via della natura dei frammenti studiati in questo lavoro, è stato possibile applicare solo in parte le indicazioni suggerite.
Descrizione Esterna
La descrizione esterna del manoscritto riporta le caratteristiche fisiche e i dati relativi alla storia del manoscritto.
I frammenti manoscritti fanno parte del patrimonio del Centro RAM Unibo e sono conservati attualmente a Bologna, nell’Alma Mater Studiorum, Università di Bologna, nel dipartimento di Filologia classica e Italianistica (FICLIT). Sono compresi nella raccolta di manoscritti presenti nel ADLab, dello stesso dipartimento. Hanno come segnatura Blocco 2- Perg 2.
Composizione Materiale:
Già da una prima analisi autoptica emerge che i frammenti facessero parte di un manoscritto omogeneo, di cui abbiamo soltanto alcuni fogli sciolti. Dopo averli organizzati e conteggiati sono stati identificati 21 frammenti, che costituiscono ciascuno circa la metà di un foglio rispetto all’assetto originario del codice, tutti scritti sia nel recto sia nel verso. In un dato momento della loro storia che non ci è possibile ricostruire e ricollocare nel tempo, i fogli sono stati tagliati in due parti, di conseguenza abbiamo tredici parti superiori e otto parti inferiori, di cui nessuna parte superiore corrisponde a una inferiore. Si è deciso di dare un ordine e numeri alle carte, in quanto è assente una numerazione nei frammenti. L’ordine che si è dato è stato scelto in base all’ordine e coerenza del testo presente nelle carte, anche se si sono trovate varie difficoltà nella ricostruzione dell’ordine dei brani presenti all’interno del testo.
Datazione e origine:
I frammenti non hanno nessuna indicazione rispetto l’anno della stesura del testo; pertanto, si è considerata una datazione sulla base degli elementi interni e dell’analisi paleografica per avanzare ipotesi circa il periodo di redazione. Sono stati datati intorno alla fine del XIV secolo e prima metà del XV secolo. Così come con la datazione, l’origine dei frammenti manoscritti è difficoltosa da identificare: nei fogli non c’è indicazione del luogo di copia. In tal caso, secondo l’analisi della scrittura, si crede che la zona di produzione sia da collocarsi nell’Italia centro-settentrionale; la patina linguistica del testo consente inoltre di restringere l’ipotesi di origine a un’area compresa tra Firenze e Bologna.
Zona di produzione
Materia:
Il manoscritto è cartaceo. Purtroppo, nell’analisi fisica dei frammenti non si è identificato il segno della filigrana, in nessun foglio.
Dimensioni:
Le dimensioni dei fogli cambiano uno dall’altro, dovuto al fatto che sono state tagliate in due parti; questo ha fatto sì che le grandezze variassero da una carta all'altra, anche se la differenza tra esse non va oltre i 35 mm. Alcuni esempi sono: mm 165 x 125 (Frag. 8 recto e verso); mm 190 x 110 (Frag. 10 recto e verso); mm 190 x 130 (Frag. 13 recto e verso)
Disposizione del testo e richiami:
La disposizione del testo sulle carte è a piena pagina in cui sono stati lasciati i margini superiori e inferiori, e anche quelli laterali. Non sono presenti richiami dell’ultima parola di un foglio al seguente, presumendo una stesura del testo di fila. Lo specchio di scrittura nei frammenti è: altezza dai 100 ai 85 mm, varia tra le carte essendo che sono state tagliate; invece, la larghezza è sempre di 130 mm. L’interlinea è di 5-4 mm. Secondo la ricostruzione del manoscritto che si è sviluppata, la media di numero di righe presenti nelle metà superiori del manoscritto sono tra le 17 e 15 righe, invece per le metà inferiori il numero di righe è tra 14 e 15. Perciò proponiamo l’ipotesi che il numero di righe complessive che ogni foglio dovrebbe avere sono 30 righe.
Scrittura e Mani:
La tipologia di scrittura presente nel manoscritto è stata sottoposta ad un’analisi paleografica. In un primo momento della nostra analisi si è considerato come erano stati catalogati in origine, come una scrittura libraria di origine toscano-bolognese. In un secondo e in uno studio più approfondito dei frammenti si è capito che il tipo di scrittura è più particolare, di cui non si può dare una definizione precisa della tipologia.
Sembra che la scrittura del testo dei frammenti sia una combinazione tra una cancelleresca italiana tarda e una corsiva notarile adattata al libro, regolarizzata e resa più posata e leggibile, e pare abbia anche influssi di una scrittura umanistica. Potrebbe essere considerata dentro la categoria delle scritture “bastarde” come viene denominata dai francesi. Per capire perché si pensa sia una corsiva notarile o bastarda, nel paragrafo successivo si spiegherà il contesto grafico del periodo di datazione che si è attribuito ai frammenti manoscritti.
Intorno al XIII secolo la scrittura minuscola diplomatica iniziò a essere usata fuori dal contesto documentario cancelleresco e si iniziò a usare in diversi contesti come la scrittura libraria. Pertanto, dalla minuscola diplomatica nella penisola italiana si sviluppò in una nuova corsiva chiamata littera minuta cursiva, da cui a sua volta presero forma la minuscola cancelleresca e la mercantesca. La cancelleresca italiana è stata usata per testi in volgare di carattere documentario ma anche librario, specialmente per opere devozionali e raccolte di prediche. L’uso verso la metà del Trecento l’aumento di scriptoria e la diffusione della grafia di tipo notarile di diverso tipo ha sviluppato delle tendenze a creare nuove forme di scrittura ibride tra differenti stili e caratteristiche grafiche. A cavallo tra il XIV e XV secolo queste scritture hybridae, definito così da Lieftinck, o, come vengono frequentemente denominate, “bastarde” derivate da una tarda cancelleresca iniziano a essere usate per scrivere interi libri di uso personale. Seppure per l’ambito italiano Cencetti considera che dare il titolo di bastarda non è soddisfacente, perché il termine bâtarde sarebbe da usare esclusivamente per la produzione di ambiente francese o tedesco; invece, preferisce di usare minuscola notarile o corsiva notarile. Questa, la minuscola notarile, essendo una scrittura documentaria usata per la trascrizione di libri in Italia, Cencetti identifica la presenza dei caratteri tipici cancellereschi usati di forma molto meno curata come nell’uso delle aste lunghe, facendo il tracciato più leggero e piccolo.
Si è considerato che la scrittura attestata nei frammenti RAM sia una cancelleresca italiana, cioè la corsiva notarile tipica dei documenti del XIV e XV secolo, adattata però ad un uso librario attraverso un processo di normalizzazione e calligrafizzazione caratterizzato dalla riduzione delle legature corsive, dalla regolarizzazione della morfologia delle lettere e del ductus e dal raddrizzamento dell’asse della scrittura. È noto d’altra parte che questa scrittura, nata per il documento, venne spesso usata anche per la copia di libri in volgare, come questo. Si è preso in considerazione per le caratteristiche della scrittura il manuale di Cherubini e Pratesi e il testo di Irene Ceccherini.
La scrittura nei frammenti è molto scorrevole, i tratti non sono spigolosi ma arrotondati, sono presenti pochissimi legamenti che non producono deformazioni ai segni alfabetici, come la legatura tra la S la T. Sono presenti segni abbreviati di uso generali che si erano formati già dal XIII secolo, come la contrazione delle nasali M e N con l’uso del trattino sopra la vocale successiva. È presente la tipica prolunga dei tratti sotto il rigo della S e F della cancelleresca. La scrittura è tracciata con cura ed è spaziosa tra le singole lettere, si osserva posatezza del ductus e di una calligrafizzazione delle forme non affaticando l’occhio e facilitando la lettura.
Secondo l’analisi della scrittura sembra che sia stato scritto da una singola mano, cioè da un singolo autore, perché le caratteristiche delle lettere sono uguali in tutte le carte e il colore dell’inchiostro è lo stesso.
Decorazione e legatura:
Nei fogli non sono presenti decorazioni di nessun tipo, soltanto è presente la stesura del testo. Siccome si è lavorato con dei frammenti sparsi non c’è una legatura del codice.
Stato di conservazione:
I manoscritti hanno subito diverse tipologie di alterazioni di natura fisica, il più evidente è il taglio in due parti che hanno subito i fogli. Di conseguenza, ora le carte che abbiamo sono alcune di parti superiori e di parti inferiori. Alcune carte hanno strappi che rendono i fogli fragili al contatto invece altre hanno delle lacune causate dai tagli fatti e da fessure (buchi). Riguardo il testo presente nei frammenti è leggibile in gran parte delle carte, però in alcune il supporto materiale è deteriorato e sono presenti delle macchie e forti ossidazioni che ostacolano la lettura e identificazione delle lettere e parole.
In quattro carte si sono identificati dei segni che sembrano essere delle segnature, fatte da un diverso tipo di inchiostro, per cui si pensa siano posteriori alla stesura del manoscritto.
- Frag. 16 verso: nell’angolo inferiore destro è presente un segno che sembra un undici (11)
- Frag. 17 recto: nel margine sinistro nella parte superiore è presente un segno che sembra un undici (11)
- Frag. 18 verso: nell’angolo inferiore destro è presente un segno che sembra due note tironiane
- Frag. 19 recto: nell’angolo superiore sinistro è presente un segno che sembra due note tironiane
Possesori e Provenienza:
I frammenti ora presenti all’Università di Bologna sono stati portati all’università da Giorgio Cencetti negli anni Cinquanta del Novecento. Le notizie che abbiamo di come questi siano arrivati nelle mani di Cencetti sono offuscate e purtroppo il trasferimento e possedimenti dei manoscritti non è stato fatto di forma lineare e nemmeno documentato. Cencetti ha ricevuto i manoscritti dal professore Renato Piattoli, che all’epoca insegnava a Firenze, il quale probabilmente ha comprato i frammenti nel mercato antiquario.